Residenza di Gandolfo Gabriele David al Museo dell’Immaginario Verghiano di Vizzini

La residenza artistica di Gandolfo Gabriele David presso il Museo dell’Immaginario Verghiano di Vizzini prende forma a partire da uno dei temi più profondi e riconoscibili dell’opera di Giovanni Verga: la roba. Prendendo ispirazione dall’omonima novella, David indaga l’eredità verghiana non come materia letteraria da osservare a distanza, ma come presenza tangibile, ancora sedimentata nel vivere quotidiano della comunità vizzinese. La residenza diventa così un percorso di ascolto, esplorazione e relazione attraverso le storie, gli oggetti e i gesti che abitano il territorio.
Il progetto interroga ciò che oggi sopravvive del mondo narrato da Verga — segnato dalla fatica del vivere, dal desiderio di riscatto, dall’ossessione per il possesso — in una Sicilia che, sotto nuove forme, continua a essere attraversata da fragilità, disuguaglianze e aspirazioni profonde. Al centro della ricerca c’è la volontà di spostare lo sguardo: dal valore delle cose al valore delle relazioni, dalla solitudine accumulativa alla possibilità di una condivisione che genera senso comune.
Durante gli incontri e i laboratori, gli abitanti di Vizzini sono invitati a portare un oggetto del proprio quotidiano — un utensile, un abito, una fotografia — e a raccontare la storia che lo accompagna. Da questi gesti semplici nasce un processo corale di ascolto e cura, in cui gli oggetti diventano testimoni di esperienze vissute, di fragilità, di forza, di legami che attraversano il tempo. In questo modo, la memoria individuale si apre alla dimensione collettiva, trasformandosi in un racconto condiviso che ricodifica l’immaginario verghiano alla luce del presente.
Il percorso include anche un’esplorazione dei luoghi simbolici di Vizzini — case, strade, quartieri, spazi di lavoro — guidata dagli stessi abitanti. Sono loro a condurre l’artista attraverso ciò che resta vivo del mondo di Verga: tracce, parole, sensazioni che diventano materia poetica e politica.

La Roba

La restituzione finale del progetto La roba prende la forma di un’installazione collettiva all’interno del Museo dell’Immaginario Verghiano. Gli oggetti portati dai partecipanti, insieme alle storie condivise durante i laboratori, vengono disposti nello spazio secondo una logica di relazione: intrecciati, accostati, messi in dialogo fino a comporre una figura comune che dà corpo al racconto della comunità. Ciò che era separato trova una forma di respiro collettivo.
L’installazione è accompagnata da materiali visivi e sonori raccolti durante la residenza — voci, scritture, gesti, immagini — che restituiscono la complessità del processo e la profondità dell’ascolto avvenuto tra l’artista e i cittadini. Al termine della performance, gli oggetti vengono disseminati nelle teche del museo, diventando parte viva della collezione e stabilendo un ponte tra l’immaginario verghiano e quello contemporaneo.
La restituzione non è solo un momento conclusivo, ma un gesto di fiducia e di restituzione alla comunità: un invito a riconoscere che ciò che davvero possediamo è ciò che siamo disposti a condividere. La roba, così reinterpretata, diventa un atto collettivo che ribalta la visione determinista del mondo verghiano, immaginando una comunità che si sostiene attraverso relazioni, prossimità e cura reciproca.