Residenza di Angelo Leonardo al Museo del Costume e della Moda Siciliana di Mirto

La residenza di Angelo Leonardo presso il Museo del Costume e della Moda Siciliana di Mirto si sviluppa come un’indagine sulla memoria materiale e immateriale del territorio di Demenna, che comprende Mirto e i paesi vicini — San Marco d’Alunzio, Frazzanò, Longi, Alcara Li Fusi e Naso. Il progetto, intitolato “Gioco a nascondere”, nasce dall’ascolto dei racconti della comunità locale, raccogliendo narrazioni intime, oggetti custoditi nelle case, ricordi che riaffiorano come frammenti di un passato condiviso.
Il museo, con la sua collezione ricca e stratificata, diventa il punto di partenza per una riflessione sul rapporto tra patrimonio e identità. Tra le storie che Leonardo incontra emergono figure emblematiche come Teresa Mastrogiovanni Tasca di Cutò, evocata attraverso un delicatissimo corpetto di seta, o quella della stilista Mimma Ingegnosi, cui è dedicata una delle sale del museo. Gli innumerevoli lasciti e donazioni che abitano Palazzo Cupane — preziosi ma complessi da archiviare — diventano metafora di un territorio in cui la memoria continua ad accumularsi, spesso in modo disordinato, come in un gioco in cui qualcosa si mostra e qualcos’altro si nasconde.
A guidare l’artista è anche l’intuizione poetica di Lucio Piccolo, la cui poesia Gioco a nascondere diventa chiave interpretativa del luogo: guardare il territorio significa osservare ciò che affiora e ciò che sfugge, come accade ai ricordi quando perdono nitidezza o diventano difficili da collocare.

Gioco a nascondere

Gli interventi realizzati durante la residenza si concretizzano nella restituzione di un corredo collettivo, pensato come dono al museo. L’opera finale non è soltanto un insieme di oggetti, ma un dispositivo simbolico che tiene insieme voci, memorie e presenze del territorio. Leonardo coinvolge alcune personalità locali in un processo partecipato: ognuno porta un frammento, un racconto, un oggetto, contribuendo a questo corredo che si ispira alle antiche tradizioni comunitarie.
Il corredo, come l’archivio del museo, rimane aperto: un contenitore in continua fase di accumulo, pronto ad accogliere nuove memorie, materiali o immateriali, in futuro. «Figliola e cucuddu un ni sapi fari nuddu», dicono a Mirto, alludendo a quei saperi sottili, quasi magici, intrecciati nella vita quotidiana. Nel progetto, questi elementi assumono una dimensione simbolica: il verme che si trasforma e diventa un tesoro fragilissimo, metafora della memoria che muta, ricompone, scompare e ritorna.
Gioco a nascondere diventa così un archivio affettivo e dinamico, un gesto di cura verso le storie che rischiano di scomparire e un modo per restituire al museo — e alla comunità — un patrimonio condiviso che continua a vivere attraverso chi lo custodisce.