Residenza di Gio Peres al MACA di Alcamo

La residenza di Gio Peres al MACA di Alcamo nasce dall’ascolto profondo del mare e delle sue storie sopravvissute. In un territorio che, nel tempo, ha smarrito la propria memoria alieutica, l’artista intraprende un percorso di riemersione, indagando le tracce che ancora abitano il paesaggio costiero: i canti degli ultimi pescatori, le narrazioni delle donne che affiancavano la pesca, gli echi della Tonnara Foderà, i segni della pirateria mediterranea impressi nelle mura del castello.
La ricerca si struttura in forma corale attraverso un laboratorio condotto con alcune donne di Alcamo. Con loro, Peres riattiva un rapporto ancestrale tra corpo e mare, trasformando il ritmo dell’onda in partitura coreografica. Il gesto diventa strumento di ascolto, memoria incarnata, luogo in cui riaffiorano le figure femminili che il tempo ha quasi dissolto: pescatrici, piratesse, retare, donne di vento che hanno attraversato la storia del Mediterraneo senza lasciarvi abbastanza tracce visibili.
La residenza prende forma così come un archivio in movimento, nato da incontri, ricerche storiche e testimonianze raccolte. La comunità femminile di Alcamo diventa parte attiva del processo: attraverso il lavoro corporeo e narrativo, trasforma il mare in un organismo collettivo, un territorio sensibile in cui memoria e immaginazione si sovrappongono.

Animula (The Dream of the Sea-Witches)

La restituzione del progetto si concretizza nel film Animula (The Dream of the Sea-Witches), esito finale della ricerca svolta lungo la costa alcamese. L’opera esplora la relazione tra corpo, mare e memoria collettiva attraverso un flusso visivo e sonoro che unisce immagini in 16mm, materiali d’archivio e frammenti rituali nati dal laboratorio con le donne del territorio.
L’ispirazione centrale è quella delle animulari, figure mitiche della tradizione siciliana: donne di vento e di mare, streghe notturne e filatrici del destino. In Animula, Peres le reinterpreta come archetipo di una cultura femminile alieutica che resiste alla cancellazione, incarnazione simbolica di un sapere antico capace di far dialogare corpo e paesaggio, gesto e memoria.
Il film costruisce un ritmo in cui il mare diventa archivio vivente, luogo in cui il passato si mescola al sogno. I gesti delle partecipanti — lenti, ripetitivi, immersi nell’orizzonte del Mediterraneo — attivano una narrazione che appartiene tanto alla storia quanto all’immaginario. Le animulari di oggi, attraverso il cinema, riemergono dal silenzio: pescatrici, retaie, piratesse, figlie del vento.
Animula si offre come un sogno ritornato dal mare, un atto di restituzione che riannoda un legame spezzato e restituisce al Mediterraneo il respiro delle sue donne dimenticate.