GAZA Il futuro ha un cuore antico/Public Program
24 settembre 2026 – ore 19.00 | Fondazione Merz, Torino
Cosa significa proteggere la cultura e la memoria di un popolo mentre il suo patrimonio materiale e immateriale è minacciato? E quale ruolo possono assumere musei, istituzioni culturali, politica e comunità internazionale di fronte a quanto sta accadendo in Palestina, dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania?
Sono alcune delle questioni al centro di “Memory Under Siege”, la call for action per preservare la cultura Palestinese lanciata da Fondazione MeNO, Fondazione Merz, Università Sapienza e An-Najah National University. Un appello che ha raccolto oltre 340 firme e che il 24 settembre alle ore 19.00 sarà al centro di un talk internazionale alla Fondazione Merz di Torino, nell’ambito del public program della mostra “GAZA. Il futuro ha un cuore antico”. L’incontro porterà a Torino punti di vista differenti e complementari, mettendo in dialogo la prospettiva palestinese, quella delle istituzioni culturali, del mondo museale e delle istituzioni europee.
Interverranno: Mona Abumara, Ambasciatrice dello Stato di Palestina in Italia; Roberto Albergoni, presidente della Fondazione MeNO; Omar Khetib, Presidente di Icomos Palestine e Founder di Palestinian Tangible Heritage Coalition; Beatrice Merz, Presidente della Fondazione Merz; Nela Riehl, europarlamentare e Presidente della Commissione per la cultura e l’istruzione (CULT) del Parlamento europeo, tra i primi firmatari della call; Amer Shomali, direttore del Palestinian Museum e Mona Abuamara, ambasciatrice dello Stato di Palestina in Italia. Con il saluto della Città di Torino da parte della Presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo.
Voci e responsabilità diverse per analizzare il presente e farsi carico del futuro: la salvaguardia dell’identità culturale palestinese, dei suoi luoghi, delle opere, degli archivi, delle biblioteche e delle memorie collettive, e il loro ruolo in qualsiasi prospettiva di ricostruzione.
La call for action, lanciata in estate, si rivolge agli attori della scena culturale internazionale ed è già stata sposata da centinaia di studiosi, artisti ed esperti. L’appello richiama l’attenzione sulla necessità di proteggere non soltanto monumenti e siti storici, ma l’intero ecosistema della memoria: archivi, biblioteche, luoghi della vita collettiva, testimonianze materiali e immateriali e pratiche artistiche. La questione assume una particolare urgenza a Gaza. Secondo i dati UNESCO riportati nei documenti della call, al 24 marzo 2026 erano stati verificati danni a 164 siti nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023, tra edifici di interesse storico e artistico, siti religiosi, monumenti, musei, siti archeologici e depositi di beni culturali mobili. A questi si aggiungono le segnalazioni relative a biblioteche e archivi pubblici e universitari.
Ma la riflessione di “Memory Under Siege” si estende anche alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est, interrogandosi sui processi che investono non solo il patrimonio fisico, ma il rapporto tra comunità, territorio, memoria e possibilità di trasmettere la propria storia. Il documento alla base dell’iniziativa individua, infatti, nella tutela della cultura una questione che riguarda insieme identità, memoria e diritti e propone di collegare conservazione del patrimonio, responsabilità giuridica e resilienza delle comunità.
Tra le azioni proposte figurano una mappatura digitale open source del patrimonio palestinese, il sostegno alla mobilità e alla produzione degli artisti contemporanei, il rafforzamento degli strumenti internazionali di protezione dei beni culturali e progetti educativi dedicati alla memoria.
L’appuntamento intende così aprire uno spazio pubblico di confronto nel quale diplomazia, politica europea, istituzioni culturali e protagonisti della cultura palestinese possano mettere a confronto letture ed esperienze diverse su quanto sta accadendo. Un dialogo sul presente di Gaza e della Cisgiordania, ma soprattutto sulla responsabilità di preservare ciò che permette a una comunità di riconoscersi nella propria storia e di immaginare il proprio futuro.
Come afferma “Memory Under Siege”, la salvaguardia del patrimonio non può essere separata dalla questione della giustizia: la memoria non è un elemento accessorio della pace, ma una componente della dignità e della possibilità stessa di ricostruire.
La serata si concluderà con un momento di condivisione della cultura palestinese attraverso cibo e musica.
Aperitivo con specialità palestinesi e il concerto dal vivo “Una ninna nanna proibita”, eseguito all’oud dal musicista gazawi Mohammed Abusenjer insieme alle parole di Mervat Alramli.
L’evento, che unisce musica e letteratura, è pensato come atto di ribellione per contrastare l’apatia dell’accettazione del male e di chi, volontariamente o involontariamente, decide di ignorarlo.
L’Ingresso è gratuito.
