23 ottobre–23 dicembre 2020 · Palermo, Marsiglia e online
ARKAD è una mostra collettiva in realtà aumentata realizzata nell’ambito di ART — Art Rethinks Transformation e presentata come evento collaterale di Manifesta 13 Marsiglia — Les Parallèles du Sud. Il progetto, promosso da KAD — Kalsa Art District e curato da Dimora OZ e Analogique, è sviluppato in collaborazione con MeNO e con il supporto tecnologico di ODD Agency.
Il progetto indaga nuove forme di prossimità e relazione capaci di superare i confini fisici. Il punto di partenza è il concetto di making kin elaborato da Donna Haraway: generare legami oltre le appartenenze familiari e prendersi cura degli altri, attraversando le divisioni di razza, genere, nazionalità, specie e morfologia.
L’opera diventa così uno spazio relazionale e un’arca simbolica che accoglie identità, linguaggi e visioni differenti. La vicinanza non coincide più soltanto con la presenza nello stesso luogo, ma si costruisce attraverso connessioni, pratiche condivise e geometrie capaci di oltrepassare le coordinate dello spazio e del tempo.
A Palermo, le opere vengono collocate virtualmente al Foro Italico e diventano accessibili attraverso QR code e una piattaforma digitale. Utilizzando uno smartphone, il pubblico può visualizzare nello spazio reale modelli tridimensionali, forme e installazioni create appositamente dagli artisti. La stessa esperienza collega Palermo a Marsiglia, costruendo un ambiente espositivo diffuso e fruibile anche durante le limitazioni imposte dalla pandemia.
La mostra coinvolge, tra gli altri, Analogique, Gandolfo Gabriele David, Andrea Kantos, Pietro Fortuna, Giacomo Rizzo, Stefan Bressel, Daniele Di Luca, Iole Carollo, Michele Vaccaro, Giuseppe Tornetta, Francesco Cucchiara, Simona Scaduto, Michele Tiberio ed Elena Bellantoni. Le opere vengono tradotte in modelli tridimensionali e inserite nel paesaggio attraverso la realtà aumentata.
Con ARKAD, ART mette in relazione le esperienze di Palermo, Marsiglia e Pristina, rispettivamente sedi di Manifesta 12, 13 e 14, aprendo una riflessione comune sull’eredità che una biennale itinerante lascia nelle città e sulle reti che può generare.
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